Il letargo
Martedì 29 settembre, l'autunno sta facendo sul serio. Per passare il fine settimana in questo posto dovrei guidare per una quarantina di chilometri per una strada isolata di campagna ed io, oltre che domani alle due ho un appuntamento dal medico, ho anche acquistato la prudenza dei vecchi. E poi ad ottobre da queste parti non ci sono santi, arriva il freddo ed io inizio il mio personale periodo di letargo.
Non che il freddo non mi piaccia ve l'ho già detto mi piace e anche tanto purché sia vestito con abiti appropiati. Quando arriva il freddo poi non so perché io torno indietro negli anni con il mio primo inverno in Svezia con i giorni corti e bui e la coperta ancora più corta, la voglia di dormire alle nove e mezzo di sera. Con il tè caldo e un biscotto, un bicchiere di vino proibito, calzettoni giganti portati in valigia e la voglia di pastina in brodo la sera.
Coi primi freddi oggi come allora ho bisogno di tana e di luci basse e calde di sole radente sulla strada. Di lei e le sue zucche, degli aceri rossi oramai pronti a spogliarsi delle rotonde palle di sorbo. E sono ancora qui in questa posto dove ho trovato casa dove alle fine mi sono fermato dove sono cresciuti i miei figli. Dove tutto era a posto dentro la casa dove ho imparato che per amare occorre essere in due. E adesso da solo occorre smettere di aver paura del buio e occorre saper rammendare un calzino. Mettere una pianta a dimora, fare la lavatrice e saper far partire l'asciugatrice.
Questo posto è casa mia dove io sono diventato io. La mia casa nel freddo dell’inverno, la mia tana con chi sarà per sempre nel mio cuore e dove ogni tanto la sera coi pensieri torna, per restare un po' con me!
Buono pomeriggio a tutti!
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