I bastioni della Piccola Città
Non ho visto il momento in cui si è staccata la foglia dal ramo e ha iniziato la sua caduta. L’ho vista però ondeggiare lentamente e poi fermarsi a terra, immobile.
Dopo, c’è stato un lungo attimo di silenzio.
Era notte e ho chiamato un nome che non esiste.
Quante sillabe ha un nome che non esiste? Quale colore degli occhi? Volevo correre, ma non c’era alcuna direzione. Sono rimasto immobile, il tempo mi si è ghiacciato addosso.
Non c’è una storia, neanche una senza un nome. Solo silenzio e la Piccola Città. C’è il mare da qualche parte, non so in quale direzione. C’è un viale di fronte all’albergo dove alloggio. Ristoranti-pizzeria con tavoli messi alla bisogna all'aperto sui marciapiedi, il ghetto e la movida di giovani chiassosi. Il porto, la città vecchia, in alto quella nuova. Il palazzo antico delle poste, la nostra vecchia scuola con vista sul mare. la fortezza Giulia e la storia di una colonia di pescatori, di una quercia e di un consiglio dato e ricevuto.
E certe storie che ascoltavo da bambino, le imparavo così ascoltando la professoressa figlia di comuni amici di famiglia, una lontana cugina, il compagnuccio di banco, che le aveva sentite da suo nonno. Poi sfumavano queste storie da adulti e ci ritrovavamo in realtà prima più complicate e poi in quella ricchezza di scelte che esulavano i confini che ci disegnavano da bambini. Trovo una realtà più povera. Il tavolo dimenticato di un ristorante-pizzeria. La notte però tace tutto. Non c’è più alcuna storia da raccontare. Alcun rumore per strada.
Cammino fino alla fine della strada. Poi mi fermo, non posso voltarmi indietro, ascolto questo silenzio, senza che abbia niente da dirmi, non mi aspetto niente.
È solo silenzio, ne è piena la vita. /Franco.
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