I lecci di piazza regina Margherita


Nella mia città siamo molto attaccati agli alberi.

Nello nostro stemma comunale c'è un leccio simbolo di coraggio cittadino, di rinascita, di rinnovamento. E quando un albero viene tagliato mi piange il cuore, perché se ne va un pezzo di storia collettiva, un'ombra di tutti, un frammento del verde mosaico di cui noi tutti abbiamo bisogno.

È naturale abbattere un albero? Sicuramente no. Certamente, si può e si deve fare per il verso giusto, ma quando si amministra una cosa complessa come una comunità e si deve trovare il compromesso fra tenere gli alberi su una piazza storica dove passano persone, dove si fermano persone, dove si socializza.

Un albero è un essere vivente che, come tale, arriva prima o poi a morire e a cadere. La gestione di un albero non può essere fatta in base a criteri come è tanto bello, la natura non si abbatte o mi ricordo quando ero piccolo e amavo giocare in questa piazza e sotto quest’albero da adolescente ho dato appuntamento alla prima fidanzatina (questa è la mia, così mi ci metto anche io).

La gestione di un albero in un contesto urbano prevede che si mettano insieme fattori apparentemente distanti, come ad esempio ristrutturare e mettere in sicurezza una scuola e la potatura degli alberi di una piazza cittadina. Perché l’amministratore deve conciliare le tante cose: la gestione oculata delle risorse, la salvaguardia del verde e la sicurezza dei bambini nelle scuole.

Per cui trovo piuttosto ridicolo fare foto ad alberi tagliati (dichiarati pericolosi) senza sapere perché, senza conoscere i rischi, senza ragionare in modo complesso. La vita di un albero in un contesto urbano non è in sé. È in relazione a quello che ha intorno. Ho sentito parlare del fatto che l’albero in città è esso stesso un ecosistema. Non è falso, ma l’ecosistema è la città stessa, la comunità stessa, nel suo insieme.

Ed è la società intera che deve essere protetta e gestita, non il singolo albero. Semmai, quello che si può e che si deve chiedere, è che per ogni albero che tocca abbattere si trovino i modi per piantarne un altro, magari due, anche se piccoli, perché gli alberi non sono solo per noi, sono per i figli e i nipoti, sono per il futuro della nostra città e così come i lecci di piazza regina Margherita che spero saranno presto sostituiti per augurarsi che qualche bambino, mentre giocherà all’ombra di un nuovo pioppo, pensi che forse, al tempo di suo padre bambino, al posto del pioppo c’era un leccio.

Un abbraccio da Stoccolma, nonno Franco!

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ANCORA CALDI

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