Una tempesta di nome Anna


Ciao a tutti! 
La tempesta Anna è venuta a trovarci e sembra che voglia farci compagnia pet tutto il fine settimana. Per dimostrare che non scherza ha raggiunto il suo apice con allerte gialle e arancioni in gran parte Del Paese. Questa vecchia foto trovata nel cassetto dei ricordi mi ricorda terribilmente la fermata del buss/144 che nell'inverno del lontano 1965 tutte le mattine alle sei mi portava al lavoro con –20 gradi sotto lo zero. Da allora ne è passata di neve e gelo sotto i ponti ed io sono ancora qui.  

La mattinata è passata abbastanza tranquilla, ho anche liberato il –cinquino- dalla neve e spalato il posto macchina. Appena ho finito naturalmente è iniziato a nevicare di nuovo con temperatura attorno allo zero. Proprio quello che non deve succedere in quanto sopra lo zero la neve diventa acqua e poco dopo basta un grado sotto lo zero per trasformarsi in un batter d'occhio in ghiaccio micidiale con tanto di autotreni fuori strada. Buss che si bloccano sulle salite dove l'acqua che prima scolava tranquilla diventa in un nano-secondo una lastra di ghiaccio e per i malcapitati autisti è come arrampicarsi sugli specchi, 

È vero, tutto questo non è proprio il massimo per un terrone come me con qualche acciacco sparso qua e là. Ma ho dovuto adattarmi ed ancora oggi non mi arrendo. Non lo feci nel lontano 65 quando la mattina alle sei aspettavo il bus 144. Io ero capace di lamentarmi del freddo persino nelle afose notti della -Piccola Città- di pieno agosto. 
Però a pensarci bene di notte fa sempre un poco più freschetto che di giorno.  

Arrivato in Svezia in piena estate dicevo: -Ammazza che estate fredda quassù! -.  In Ericsson, avevano organizzato un torneo di calcio aziendale, tutti scesero in campo in pantaloncini corti a me dettero una specie di mutandoni alla zuava. Scopersi più tardi che si chiamavano: -knickers-, gli svedesi li usavano in pieno inverno. 
Io a luglio!  

Loro correvano come dei forsennati ed io mi chiedevo come avessero fatto a sopravvivere con così poco soleL'autunno non si fece attendere, arrivò a settembre con temperature attorno a +8°C, altro che estate di san Martino, e io che dall'Italia mi ero portato un bel cappottino color sabbia con il collettone all'inglese come imponeva la moda di allora. Altro che cappottino color sabbia.  
Dovetti correre a comprare un giaccone imbottito doppia fodera e quanti foderati di pelo di pecora nuovi di zecca. E momenti nemmeno bastavano.  

A novembre cominciavo a chiedermi se sarei arrivato vivo alla primavera. 
A dicembre, (era l'inverno 65-66 chi è sopravvissuto ancora se lo ricorda…) temperature costantemente sotto lo zero per tre mesi (-20°C, -30°C) In Ericsson c'era un parcheggio al coperto ma per raggiungere l'ingresso del mio luogo di lavoro c'erano ca. 200 metri all’aria aperta. Pensai di chiedere un permesso speciale per lavorare direttamente dal parcheggio al coperto così avrei evitato di scendere dalla macchina. 
 
A gennaio ricevetti dall'Italia un pacco salva vita (di mamma ce né una sola.) con due canottiere di vera lana caprina maniche lunghe fatta con i ferri da mammà. Quelle con l'effetto prurito assicurato per intenderci. Un paio di pantaloni imbottiti alla Zeno Colò, due paia di calzettoni sempre di lana caprina, zuccotto due misure più grande con i colori nazionali dell'Italia. Finalmente andava un pochettino meglio. 

A marzo, avevo visto la morte in faccia più di una volta.  
Ad aprile, con lo sbocciare dei primi bucaneve forse ricominciavo vagamente a sbrinarmi. 
 
Oggi, ci sono 0°C gradi, che bel teporino. Che fortuna quest'anno malgrado la tempesta Anna il gran freddo tarda ad arrivare. Certo che con questa giacca a vento rischio di crepare di caldo. Ma chi me lo fa fare mi metto il giubbottino di renna quello leggero che ho comprato l'anno scorso tanto quando entro al supermercato lo lascio aperto, sennò schiatto.  

Guanti? Mi danno solamente fastidio e li dimentico dappertutto. Sto 'berrettino all'inglese mi sta veramente bene però mi manda un gran calore al capoccione. Lo lascio a casa altrimenti devo grattarmi lo scalpo in continuazione. 


Che bella giornata sembra un prolungamento autunnale che teporuccio ma chi la detto che la Svezia è un paese freddo; -ma mi faccia il piacere- avrebbe detto il grande Totò!  Conclusione: Coraggio nuovi arrivati i primi anni sono duri, dopo ci si abitua a tutto. 
Abbracci per tutti! 
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ANCORA CALDI

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