Caro babbo Natale who else?
Caro babbo Natale come stai?
Eccomi qui come ogni anno d questi tempi a scriverti una lettera. Tanto non dormo e mi porto un po' avanti con il lavoro.
Certo sono passati tantissimi anni, bei tempi quando ti scrivevo per chiederti una fidanzatina, eh?
Diciamo che adesso saprai che è stato più facile trovarmi quella che se ci fosse ancora oggi sarebbe stata capace di risolvere almeno in parte il casino di quest’anno squinternato.
Eppure, sai che c’è, caro Babbo?
Che dobbiamo in qualche modo essere consapevoli della fortuna avuta a essere ancora qui, ancora cresciuti, qualcuno come me invecchiato e malandato, e con noi i nostri desideri.
Che sanno così tanto di normalità.
Quest’anno mi piacerebbe tanto una serata con gli amici, in casa, a fare tardi e a chiacchierare. Non di malattie, ferite chirurgiche capricciose, batteri resistenti, anticorpi, studi clinici.
No, che so, di politica, di cinema, di musica, di libri, di lei e lui e dei progressi a scuola dei miei nipotini.
Come si faceva prima.
Bevendo vino rosso.
Sbriciolando noccioline.
Girando caffè.
Ridendo su chi sonnecchia, stanco, alle undici di sera.
E poi vorrei un blackout.
Una specie di tempesta solare benigna, che mandi fuori uso i nostri cellulari, sì, anche il mio, che tengo troppo sotto gli occhi e ha dormito accanto a me nello stesso letto in ospedale.
Vorrei la vita di un tempo, che se uscivo fuori casa non avrebbero saputo come rintracciarmi. Che quando ti davano un appuntamento speravi andasse tutto liscio, e forse ti impegnavi pure di più per arrivare puntuale, perché non c’era modo di avvertire del contrario.
Vorrei al massimo gli SMS contati.
Te la ricordi la Christmas card? Che sembrava di avere il mondo in mano, con cento messaggi al giorno. Ecco, al massimo una cosa così.
Vorrei buoni libri da leggere.
Vorrei rivedere in faccia i miei amici di un tempo i miei colleghi di lavoro di un tempo.
Vorrei poter dire loro che sono migliorato e che ho letto buoni libri, Ve li scrivo qui, vedete se qualcuno vi ispira.
Vorrei rivedere il mare di quando ero ragazzo e metterci i piedi dentro.
Vorrei tanto, tanto, tanto, andare un po' a Roma e cenare la sera in quella piccola trattoria dietro Fontana di Trevi come facevo con lei.
Vorrei una valigia nuova, leggera, robusta e capiente, con ruote ben fatte, da farmi correre malgrado il dolore all'anca al gate giusto.
Vorrei che tutto questo orrore provocato dalle guerre finisse presto. Ma tu sei Babbo Natale mica l'ONU. Allora chiedo a te, mio caro Babbo Natale, di portare un po’ più di consapevolezza nelle persone, un po’ di umanità e di diradare il buio nei loro occhi e nei loro cuori.
Ti abbraccio forte caro Babbo Natale. Anche da parte di Franco che il 13 dicembre sarà obbligato a partecipare al caffè di santa Lucia, con relative canzoncine del coro, e dopo dovrà correre subito a casa per continuare a sbucciare le patate per una pasta e patate da mangiare a pranzo.
Con infinito affetto, nonno Franco.
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