Benvenuti in Freddasvezia


Come le folaghe, come le rondini, come gli gnu dopo aver attraversato il fiume ingrossato come i migliori documentari del dottor Pierangela. Gli italiani in vacanza post Ferragosto e le loro guide microfonate sono tornati a Stoccolma. E così non resisto quando sento la lingua di Dante alla tentazione di fermarmi. Godere della vista di tutte quelle signore grassocce, color macarons, un po’ celesti, un po’ verdine, un po’ rosa, un po’ albicocca, tutte in ogni caso, tutti uomini e donne rigorosamente con occhialoni neri, maglione pesante legato in vita e foulard attorno al collo, perché anche se siamo ad agosto secondo loro: –non si sa mai-, siamo in Freddasvezia. 

E ascolto, la storia della mia città d'adozione raccontata agli altri, la storia dei vicoli della città vecchia. Tutti in fila finalmente -che bravi- a Källargränd il vicolo che porta a Stortorget (piazza grande) dove nel 1520 avvenne il cosiddetto -bagno di sangue di Stoccolma- nel quale 82 nazionalisti contrari all'unione con la corona danese persero: -completamente la testa- sul patibolo. Sebbene il re danese qualche giorno prima avesse promesso l'amnistia: Fu proprio in quel freddo mattino dell'otto dicembre del 1520 che gli svedesi oltre alla testa persero completamente la fiducia nei cugini danesi. E loro, i miei connazionali in vacanza, ascoltano attenti come era la vita a Stoccolma dal Medioevo fino ai giorni nostri. 

Li guardo annuire, sorridere alle battute della guida, scattare foto saltellando pozzanghere a protezione di scarpe nuove super tecnologiche. Sono tutti come li ricordo, donne fresche di parrucchiere, uomini con baffi curati, ognuno con la sua tracolla perfettamente firmata. E me li immagino assaggiare un –korv- con senape e pane ad un angolo di strada. Mettere il parmigiano sul salmone. Far finta, maliziosi, di non capire come mai il caffè si chiami –fika-. Leggere e rileggere mille volte il conto di un ristorante e non capire cosa abbiano mangiato che si chiami -måltid- (pasto).  Me li immagino fare le loro congetture, me li immagino non capire niente, ma sopravvivere miracolosamente e magicamente come mister magù alle strade attraversate sulle strisce. Sorpresi della buona educazione automobilistica. Alle stazioni della metro a tre piani, agli autobus puntuali ogni 10 minuti, ai ristoranti con le foto dei piatti fuori con scritto sotto: -Spaghetti Bolognese-.  

Sono felici, sono a Disneyland, baloccano per le strade senza capire quando sono pedonali e quando no. Danno amorevoli scappellotti ai bambini. Rischiando l'arresto, ma loro ignori, non lo sapranno mai. Cercano il sole che hanno lasciato impunemente a casa in Italia sentono un fresco/freddo nuovo, si guardano intorno come su un altro pianeta. Benvenuti in Freddasvezia, gnoccoloni in vacanza, anche quest’anno! 

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ANCORA CALDI

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